Una nuova stagione tra i banchi di scuola: la lezione (che abbiamo avuto) da “La Maglia Corallina”

Una nuova stagione tra i banchi di scuola: la lezione (che abbiamo avuto) da “La Maglia Corallina”

14 settembre 20268 min di lettura

La Turris, finalmente, ha cominciato la sua attesissima nuova stagione e tra poco, in città, ne inizierà un’altra, altrettanto importante: la stagione scolastica. Dopo una lunga estate, tornerà quindi a suonare la campanella per tanti studenti corallini.

E proprio mentre è alle porte il ritorno tra quei banchi, vogliamo ripercorrere quella che è stata la prima esperienza di Turris United in una scuola di Torre del Greco. Un’esperienza che ci ha portati molto più lontano di quanto avessimo immaginato, fino a scoprire che la Turris può essere raccontata anche senza parlare soltanto di calcio, risultati o classifiche.

TRAMA
Negli ultimi giorni di scuola, una classe si prepara con entusiasmo alla tradizionale Giornata dello Sport all'aperto, dedicata per l'occasione al calcio. Gli alunni, divisi in coppie, rappresentano diverse squadre e hanno il compito di raccontarne la storia e il significato dei colori. Tra scherzi, rivalità e curiosità, ciascun gruppo presenta il proprio club del cuore: Napoli, Milan, Inter, Juventus, Roma, Lebowski e... Turris.

Durante la giornata emerge però una situazione particolare. Imma e Vincenzo Romano, piccoli tifosi della Turris, vengono presi in giro da alcuni compagni - Virginia, tifosa del Napoli e Massimo, tifoso dell'Inter - perché se addirittura il Lebowski è stato visto e sentito alla TV, la loro Turris non è una squadra conosciuta da nessuno, è fallita miseramente nel silenzio e non partecipa più a nessun campionato. I due corallini restano profondamente feriti per gli sfottò, ma altri bambini comprendono il loro dolore e difendono il valore delle passioni.

Quando proprio Virginia viene punta da un brutto insetto nel giardino della scuola, lamentando un forte e fastidiosissimo bruciore, sono Imma e Vincenzo ad aiutarla con grande generosità, dimostrando amicizia e spirito di solidarietà. Questo gesto porta alla riconciliazione del gruppo e a una profonda riflessione sull’importanza del rispetto reciproco.

Nel finale arriva una notizia straordinaria, portata a scuola dall’esterno da Don Vincenzo, nonno di Imma e Vincenzo Romano e cuore corallino di vecchia data che ha trasmesso la sua passione prima ai figlii e poi ai nipotini: la Turris, dopo un lungo stop, si è ufficialmente iscritta al campionato e torna a vivere grazie all’impegno dei suoi tifosi. Attraverso le parole finali del nonno Don Vincenzo, il racconto celebra la capacità di rialzarsi dopo le difficoltà, l'importanza di avere dei sogni e l’amore per le proprie radici.

La Maglia Corallina: la magia del teatro che annienta le paure

Ci sono spettacoli che finiscono alla chiusura del sipario e ce ne sono altri che continuano a vivere negli occhi di chi li ha attraversati. Gli sguardi degli spettatori de ''La Maglia Corallina'' ci possono far immaginare, forse, che lo spettacolo appartenga alla seconda categoria e noi di Turris United, guardando il percorso compiuto insieme alla classe della De Nicola-Sasso, non possiamo fare a meno di ripensare a una meravigliosa avventura umana prima ancora che didattica e teatrale, fatta di incontri, difficoltà, paure, sorrisi (tantissimi), scoperte e piccole grandi conquiste che, passo dopo passo, ci hanno condotto verso un finale capace di commuovere tutti.

Durante questo cammino non sono mancati i momenti complicati, quelli in cui sarebbe stato facile fermarsi, rinunciare o lasciare che fossero le incertezze a prendere il sopravvento; abbiamo scelto di affrontarli insieme, sostenendoci a vicenda, perché il teatro e i rapporti umani, quando sono autentici, diventano ascolto, fiducia reciproca e costruzione collettiva di qualcosa che prima, di fatto, non esisteva. È proprio in questo spazio vivo che la realtà e l’immaginazione si incontrano e si fondono, come ci ricorda la contemporanea Emma Dante quando afferma che “L’umanità non può vivere senza il Teatro. Almeno finché esiste l’uomo, finché esiste lo specchio, il riflesso di noi stessi che respira, vivo come noi’’. E noi in questo enorme specchio abbiamo visto riflessi non soltanto dei personaggi ma anche le nostre stesse vite.

La trama de ''La Maglia Corallina'' sembra ruotare attorno a un tema attuale ovvero attorno alla Turris, allo sport del calcio e a un pallone che viene cercato disperatamente, ma in realtà racconta qualcosa di molto più grande. Il piccolo Vincenzo Romano - a cui, insieme alla cugina Imma, corallina come lui, è stato affidato il compito di portare a scuola il pallone da calcio per la Giornata dello sport - cerca quella sfera di cuoio che occorre per far giocare tutti gli altri senza riuscire a trovarla, nonostante ‘’fosse stata sempre lì, davanti a lui’’. Quel pallone, probabilmente, l’ha perso lui da qualche parte o gliel’hanno portato via, non è dato saperlo. Quando finalmente comprende che non può più recuperarlo, è ormai troppo tardi anche per comprarne uno nuovo perché i negozi sono tutti chiusi. Una scena semplice soltanto in apparenza, perché quel pallone che non si trova rappresenta il sogno smarrito e i sogni, proprio come quella sfera di cuoio, non possono essere acquistati, non si trovano sugli scaffali di un minimarket né tra le offerte di un gigantesco centro commerciale, non hanno un prezzo e non si possono ordinare a comando. Quante volte, schiacciati dalle preoccupazioni quotidiane, abbiamo dimenticato di possederne uno? Quante volte ci siamo fatti convincere che era meglio non averne uno, lasciando vincere il più prepotente, arrendendoci con le ginocchia piegate e le mani nel terreno? Quante volte non abbiamo ascoltato la voce disperata delle nostre coscienze, pronunciando un obbediente “sissignore” quando invece avremmo potuto alzare i pugni verso il cielo e combattere per costruire un mondo più giusto e più bello?

I sogni, ci dice lo spettacolo, non si trovano da nessuna parte perché abitano già dentro di noi; al massimo possiamo raccoglierne la luce da chi continua a custodirli con convinzione e fierezza, senza mai imporli agli altri. Per questo il personaggio del nonno, interpretato straordinariamente da Salvatore Zannini, rappresenta il cuore pulsante dell’intera storia: egli non appartiene a quella generazione che scoraggia i giovani, che insegna a ridimensionare le ambizioni o a rinunciare per prudenza, ma al contrario incarna il sogno stesso di una generazione capace di riconsegnare il sogno ai propri figli e ai propri nipoti, ricordando loro che è giusto desiderare, immaginare, sperare e persino osare. Non è un caso che sia proprio lui, trionfante, a riportare il pallone quando la Turris è finalmente tornata, perché il sogno non arriva dal mercante al miglior prezzo ma da chi continua a crederci.

Viviamo in un tempo in cui troppo spesso ai ragazzi viene spiegato che credere in qualcosa è ingenuo, che bisogna essere realistici, che bisogna accontentarsi, eppure attraverso il teatro abbiamo provato a capovolgere questa tendenza, dimostrando che l’immaginazione non è una fuga dalla realtà ma uno strumento per trasformarla. Forse la dimostrazione più bella di tutto questo è arrivata proprio dai ragazzi protagonisti dello spettacolo. Come potevamo superare l'enorme difficoltà di raccontare la Turris a chi non sapeva cosa fosse, a chi non conosceva il calcio, a chi non sapeva nemmeno di che colore fosse la maglia corallina? La risposta è stata semplice: non glielo abbiamo mai spiegato. Non abbiamo mai detto loro cosa dovesse rappresentare effettivamente la Turris, non abbiamo imposto definizioni o schemi prefissati, non abbiamo consegnato istruzioni. Abbiamo lasciato aperto il cielo della loro immaginazione e li abbiamo invitati ad attraversarlo.

Alla fine è accaduto qualcosa di magico. Quei ragazzi hanno saputo raccontare la Turris molto meglio di quanto avremmo potuto fare noi, perché l’hanno trasformata in un simbolo universale, in una casa capiente per tutti noi, in una speranza condivisa, in qualcosa che andava ben oltre il calcio e ben oltre una squadra. Per questo possiamo dire, senza alcuna esitazione, che durante quelle mattinate a provare e riprovare - tra un rimprovero delle maestre e l'altro - la Turris si è sentita fortissima, forse persino più di quanto la si sia sentita in tutti questi anni sugli spalti del Liguori, perché era diventata immaginazione viva, desiderio... e futuro.

Questa è, per noi, l’eredità più preziosa che ''La Maglia Corallina'' ci consegna: la consapevolezza che i sogni non devono essere cercati fuori di noi, ma custoditi e difesi dentro di noi, e che quando una comunità sceglie di crederci insieme, nessuna porta chiusa, nessun ''negozio'' serrato, nessun canto delle sirene, nessuna promessa di migliore vita venduta dagli affaristi del momento e nessuna difficoltà possono impedirne il ritorno.

Noi di Turris United abbiamo avuto il privilegio di assistere e partecipare a un qualcosa di speciale e, guardando i volti emozionati del pubblico e dei ragazzi sul palco, abbiamo capito che il teatro aveva compiuto ancora una volta il suo piccolissimo miracolo: trasformare un sogno in realtà e, nello stesso istante, trasformare la realtà in un sogno condiviso.

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