Prendiamo atto, con crescente incredulità mista a inevitabile ilarità, di quanto pubblicato da alcune pagine di stampa locale, il cui approccio appare sempre più segnato da mala fede e da un evidente tentativo di alimentare un clima ostile, costruito ad arte per contrapporci ad altri.
Siamo sinceramente basiti nel leggere che si voglia attribuire alla programmazione di un congresso/assemblea di un’associazione – impegnata a discutere esclusivamente del proprio futuro e del proprio percorso – responsabilità che nulla hanno a che vedere con la ripartenza del calcio a Torre del Greco. L’incontro con il sindaco Mennella aveva un obiettivo chiaro e circoscritto: un momento di interlocuzione, non certo l’apertura di un tavolo operativo o decisionale sul futuro del calcio cittadino. Da quell’incontro è emersa una sola, inevitabile, attesissima e scontata conclusione: il rinvio a dopo Pasqua. Qualsiasi altra interpretazione è, semplicemente, una forzatura.
Certo, comprendiamo che con il calcio fermo si debbano pur riempire le pagine: si sarebbero potute scrivere inchieste su Giuseppe Langella, presidente della FLEGREA PUTEOLANA SRL, dei disastri e del clima ostile che ha creato in una piazza come Nola, raccontare retroscena su Passeggio, approfondire dinamiche ben più pertinenti. Invece si preferisce ficcare il naso, con la solita malignità di sempre, in casa d’altri, accanendosi contro un’associazione alla quale non si intende aderire e che, evidentemente, viene percepita come un pericolo.
Questi attacchi non nascono oggi: sono figli di pregiudizi che ci accompagnano dal primo minuto, una scia di un clima velenoso che da anni viene alimentato sempre dagli stessi soggetti. Ricordiamo bene frasi come “dove vanno quelli là con 120 euro” o ironie sulla “terza categoria”, come se avessimo mai avviato campagne di raccolta fondi o progetti sportivi concreti. Pregiudizi, appunto, utili solo a tentare di delegittimare prima ancora di conoscere.
Ancora più sorprendente – ma forse nemmeno troppo – è che a muovere queste critiche -parafilosofiche e fantasiose- siano gli stessi soggetti che in tempi non sospetti ipotizzavano ''modelli di azionariato popolare'', gli stessi che dichiaravano guerra a presidenti ritenuti imbroglioni, presuntuosi ed egocentrici e che oggi, invece, sembrano aver fatto santini da comodino di personaggi molto simili, per non dire praticamente identici, per personalità, attitudine e storia.
La verità è una sola: anche qualora il calcio a Torre del Greco dovesse ripartire, non ripartirà mai davvero se persistono queste condizioni. Non finché continueranno a dominare le stesse vecchie logiche, la stessa mentalità, gli stessi schemi che da anni rappresentano l’unica, autentica causa dei fallimenti sportivi e sociali di questa città.
A chi continua a guardarci con sospetto diciamo con chiarezza: fate il vostro percorso, noi faremo il nostro. Non vi piacciamo, lo sappiamo bene. Forse perché, per la prima volta, abbiamo provato a portare un vento diverso rispetto alle solite retoriche dei soliti noti, che oggi rischiano di sentirsi “usurpati”. Eppure avrebbero potuto contribuire, costruire, metterci impegno. Ma evidentemente c’è più gusto nel tentare di far crollare un castello che nel partecipare alla sua costruzione.
State tranquilli: non succederà.
Noi continuiamo per la nostra strada, con coerenza e senza farci distrarre da polemiche strumentali. A differenza di altri, non abbiamo bisogno di creare nemici per esistere.


