La pillola della Turris: scegliere quella giusta per non estinguersi

La pillola della Turris: scegliere quella giusta per non estinguersi

11 gennaio 20266 min di lettura

Nel 1999 uscì Matrix, un film che arrivò in un momento storico molto particolare: la fine di
un’epoca, il XX secolo, e l’inizio di qualcosa di nuovo, il terzo millennio.
Era il tempo in cui il mondo sembrava andare avanti per inerzia, in cui la tecnologia cresceva e il
futuro prometteva progresso, ma sotto la superficie molti avvertivano una sensazione di vuoto, di
ripetizione, di realtà accettate senza più essere messe in discussione. Matrix raccontava proprio
questo: una società che viveva dentro un’illusione rassicurante, comoda, ma lentamente mortale.
La scena della pillola blu e della pillola rossa non è solo cinema: è un’entrata a gamba tesa
nella sfera più intima dello spettatore e, più in generale, dell’umanità.
Scegliere tra il continuare a credere che vada tutto bene (pillola blu), oppure accettare una
verità scomoda, stare male, interrogarsi sul senso di ogni cosa ed iniziare a cambiare (pillola
rossa).


Parliamo e parlavamo spesso di generazioni perdute allo stadio. La realtà è che abbiamo perduto
una grande occasione: al netto degli enormi scivoloni societari finali che hanno condotto alla triste
fine dei giorni nostri, gli anni di calcio professionistico avrebbero dovuto agevolare l’avvicinamento
di nuovi tifosi. Sarebbe servita un’azione costante e perpetua di proselitismo, quotidiana e
strutturata, capace di trasformare la presenza sul territorio, le scuole, i settori giovanili e lo stadio
stesso in luoghi di trasmissione dell’identità e dell’appartenenza corallina. Invece si è dato per
scontato che la passione si rigenerasse da sola, senza coltivarla, senza educarla, senza
accompagnarla nel tempo. Queste azioni non vengono praticate da società sportive – a meno che
non siano supportate da logiche di business o da sempre insincere politiche di ‘’accattivamento
clienti-tifosi’’ – o da amministrazioni comunali.
Questo onere sociale cade, sempre e comunque, sulla comunità dei tifosi.
Ci siamo illusi che il solo risultato sportivo (il raggiungimento dei professionisti e lo spessore degli
avversari domenica dopo domenica) bastasse da se’ ad essere attrattivo. Anche noi abbiamo
creduto che la categoria potesse cambiare lo stato delle cose e, a un certo punto, credevamo fosse
un patrimonio da salvare ad ogni costo. La verità, però, è che quella stessa categoria ha finito per
distruggerci e mentre cercavamo di salvare dalle fiamme il tappeto buono del salotto di casa, andava in cenere l’intero condominio.
Sarebbe arrivato il momento di chiudere una volta per tutte i discorsi su Via Cimaglia, sulla pay-tv che non c’era negli anni ‘90 o su fattori esterni come la presenza di vicini scomodi. A proposito, un
piccolo appunto.
Quando per anni il vicino ha sempre un giardino più bello del tuo e gli sguardi si fermano sul suo
invece che sul tuo, non è ostinazione quella che serve, ma cambiamento. Continuare a piantare le stesse cose non ti farà vincere la sfida: al contrario, arriverà il giorno in cui non potrai nemmeno
più permetterti i semi, perché al mercato li avrà già presi tutti lui. È il momento di cambiare piante,
riempire il giardino di colori nuovi, di maggiore valore, di seminare qualcosa di diverso che sappia stupire. Solo così gli osservatori smetteranno di confrontare e inizieranno a desiderare di contribuire alla crescita del tuo giardino.


Tornando a noi, la responsabilità è stata nostra, in primis di chi sta scrivendo queste righe. Siamo
stati egoisti, abbiamo pensato solo al ‘’fatto nostro’’, al trascorrere quelle due ore la domenica e a
programmare le due ore della domenica successiva. E a nient’altro. Ci siamo persi in discussioni che oggi, con maggiore lucidità, capiamo essere state inutili.
Abbiamo scelto la pillola blu, convincendoci che andasse tutto bene, quando in realtà non
andava affatto tutto bene.


E siamo pronti, di nuovo, a scegliere immediatamente la pillola blu. Basta che vediamo il
pallone, convinti da quel filone di pensiero intellettuale che ci siamo inchiodati nella mente che ci
vuole l’imprenditore coi soldi che possa far sì che si metta la palla al centro e la squadra che faccia
innamorare i tifosi. Benissimo, tutto vero, tutto certificato e tutto estremamente egoistico, quindi
senza speranza di futuro.
Nemmeno aver subito la più grande mortificazione della storia sportiva della Turris ci ha insegnato
qualcosa. Non serve far ripartire il calcio se prima non riparte un racconto nuovo, se non nasce
una vera rivoluzione culturale corallina. Possiamo accogliere il più grande imprenditore d’Italia con
capitali illimitati ed arrivare, per assurdo, anche in Serie B, ma in un contesto in cui in Serie C
siamo stati capaci di fare appena 283 (duecentottantatre) abbonamenti, ad essere vicini alla Turris
saremmo sempre di meno.
Noi ci facciamo sempre più vecchi e vecchie, e dietro di noi resta il deserto. Ricordate quella
sterminata distesa di sediolini vuoti allo stadio, nelle partite di casa? Bene: saranno sempre di più
se non ci rimbocchiamo seriamente le maniche. Finiamola quindi di parlare, con nostalgia,
disprezzo o inerzia, di generazioni perdute: iniziamo a parlare del rischio reale, concreto,
definitivo.
Il rischio di estinguerci.


Alla ripartenza del calcio a Torre del Greco, se ripartirà e in qualsiasi condizione o categoria
ripartirà, dovrà essere collegata una certezza indissolubile: farlo continuare nel tempo. Andare
avanti con una visione ampia, coraggiosa e lungimirante, senza l’ansia soffocante del risultato
immediato e con un senso di responsabilità enorme nei confronti della fede corallina. Il calcio non
può più essere il fine ultimo, né l’unico orizzonte: deve diventare solo una parte di un discorso
sociale, intellettuale e culturale più ampio, capace di restituire significato, appartenenza e futuro a
una comunità che oggi rischia seriamente di scomparire, come ha fatto la propria squadra.
La presenza di una squadra di calcio è fondamentale a far sì che questi discorsi non siano solo
chiacchiere, senza dubbio, ma è chiaro che l’approccio alla Turris che abbiamo avuto in questi
anni, e che ci ha portato a fallire prima come piazza e poi come altro, sarebbe un approccio
nuovamente fallimentare.


Per questo dobbiamo fare in modo che la Turris diventi un baluardo irrinunciabile della nostra
città, qualcosa che identifichi davvero i colori biancorossi con Torre del Greco.
Non servono parole o retorica: servono fatti. Non è un percorso semplice, richiede costanza,
sacrificio e visione. Ma noi siamo pronti, perché il lavoro non ci ha mai spaventato.


In Matrix, scegliere la pillola rossa significa rinunciare all’illusione per affrontare la realtà, per
quanto dura possa essere. Significa smettere di raccontarsi che domani andrà meglio e iniziare a
costruire oggi qualcosa di diverso. Anche noi, dopo anni di pillole blu, in un periodo lungo di
riflessione forzata, abbiamo deciso di guardare in faccia la verità.


Noi abbiamo scelto la pillola rossa.


Il consiglio direttivo P.T.

GALLERIA

1 foto
La pillola della Turris: scegliere quella giusta per non estinguersi - Foto 1
La pillola della Turris: scegliere quella giusta per non estinguersi - Turris United